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Simon Nana
« Abbiamo avuto piombo e fango ogni giorno » cantava uno dei più coerenti mc della scena underground hip hop italiana sconosciuto come, il Danno. Abbiamo piombo e fango ogni giorno, potrebbe trascrivere in una missiva (senza dover chiedersi qual è l’effetto di una prosa impegnata che finisce in tutte le orecchie meno quelle di destino), l’est di un Congo (Kinshasa) che non trova suono all’altezza del suo dramma…
2011.Cinquantenario delle « indipendenze » africane archiviato. Grosse parentesi, sorriso giallo e vasetto di vaselina a portata. Con una riga afro alla PATRICE EMERY LUMUMBA, il rapper Baloji esuma in un ritornello che rifiuta di seguir il coro funebre una « canzone federatrice, simbolo della credulità degli inizi« . Visi di sudore, bretelle-nodi a farfalla e occhi arrossati dai neon e bottiglie di Simba, ecco che riprendono carne i tempi di folle
speranza. Quella anteriore al ritorno di boomerang degli anni novanta, costumi marxisti e capitombolo di Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga (Mobutu il guerrieroche va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo). « In occidente avete l’orologio, qui abbiamo tempo » ricorda spesso l’artista… In filigrana rosso mercurocromo
sotto quel ritornello tumefatto, tre parole di una domanda posta un tempo dal Wu-Syndicate: « Where was heaven?«