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Chiuse le 14 postazioni territoriali: tagli al bilancio. In dieci anni assistite 14mila donne costrette a prostituirsi.

La protesta delle associazioni
di VLADIMIRO POLCHI

ROMA – Ionela si è salvata. Il marciapiede l’ha visto solo una sera. Nessun cliente è riuscito ad avvicinarla. Le è bastata una telefonata. La sera stessa, davanti alla questura di Torino, gli assistenti del Gruppo Abele l’hanno portata in comunità.

Ionela, romena, pensava di dover lavorare in un ristorante, non sapeva che il marito l’aveva venduta ai suoi sfruttatori. A salvarla un numero di telefono o, meglio, una delle 14 postazioni locali del numero verde antitratta, che dalla mezzanotte di questa sera chiuderanno i battenti.

Il governo infatti ha deciso di sopprimere dal primo agosto tutti i 14 uffici territoriali, per sostituirli con un’unica postazione centrale e ridurre i costi: « Un regalo alle organizzazioni criminali » denunciano gli enti pubblici e le associazioni impegnate nell’assistenza alle vittime di tratta (tra i quali i Comuni di Venezia, Ravenna, Firenze, Perugia e Napoli, e la Regione Emilia-Romagna).

Eppure la tratta di esseri umani, stando alla relazione del Copasir del 29 aprile 2009, « alimenta un mercato illegale che rende diversi miliardi di dollari l’anno, una cifra inferiore soltanto al traffico di stupefacenti e di armi ». Le vittime vengono sfruttate nella prostituzione, nell’accattonaggio e nel lavoro nero. « Tra marzo 2000 e maggio 2008 – scrive il Copasir – sono stati realizzati 13.517 programmi di sostegno a vittime di tratta, dei quali 938 in favore di minori ». E ancora: dal 2004 al 2009 le persone indagate per reati di tratta sono state 8.913. Un sistema, questo, che rischia ora di crollare.

« Le postazioni locali del numero antitratta – spiegano gli enti coinvolti – non si limitano a una funzione di ascolto, ma sono in grado di attivare una risposta immediata, 24 ore su 24, alle richieste di aiuto, proprio perché sono integrate in un sistema territoriale, che ha permesso in dieci anni di assistere oltre 14mila persone ». Insomma se fino a oggi una vittima poteva essere facilmente raggiunta da una delle 14 postazioni attive sul territorio, da domani a rispondere sarà solo una postazione centrale nazionale, con sede a Venezia, « incapace di garantire interventi tempestivi ».

Gli enti e le associazioni impegnate contro la tratta lamentano anche il modo in cui si è arrivati a questa decisione: « Una comunicazione è stata inviata appena 10 giorni prima della scadenza delle convenzioni, non permettendo l’attivazione di una soluzione alternativa e facendo perdere il posto di lavoro a 80 operatori specializzati ».

Denunciano, inoltre, una più generale « volontà di smantellamento di un sistema di intervento che è considerato un modello di eccellenza », vista anche « la decisione di ridurre di 800mila euro i fondi destinati ai progetti di inserimento sociale a favore delle vittime ». Per tutto questo, l’Anci chiede un incontro urgente al ministro per le Pari Opportunità.