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[Les Échos]


Circa un anno dopo il terremoto che ha causato 299 morti a L’Aquila, alcuni abitanti esasperati hanno fatto scattare una “rivolta delle carriole” per protestare contro le tonnellate di macerie che ingombrano ancora il centro storico della città italiana.

Domenica all’alba, come ogni week-end da alcune settimane, i membri di questo movimento di cittadini si sono ritrovati nella piazza principale, di fronte alla cattedrale.

Erano un centinaio quella mattina, venuti con le loro carriole, per affrontare i mucchi di macerie che ingombrano la piccola piazza dei Nove Martiri a L’Aquila. Secondo la Protezione civile, rimarrebbero ancora tra 1,5 e 3 milioni di metri cubi da sgomberare.

Dobbiamo riappropriarci della nostra città perché il Governo e la Protezione civile non hanno ancora pulito il centro”, spiega Luigi, un giovane col viso coperto da occhiali.

Di conseguenza, da quando il sisma ha colpito, il 6 aprile, questa città dell’Italia centrale, il centro storico è ancora privo di abitanti, di negozi o di attività economiche .

Anche se sappiamo molto bene che non potremo eliminare da soli tutte le macerie, il nostro obbiettivo è dimostrare che gli abitanti non si aspettano che qualcun altro faccia tutto il lavoro per loro”, aggiunge.

Opinione condivisa da Giusi Pitari, professoressa all’Università che figura tra i leader del movimento: “Gli abitanti devono partecipare al processo di ricostruzione, non solo delle case, ma anche alla ricostruzione sociale ed economica”, afferma, mentre dà un tiro alla sigaretta.

Mattia, un brunetto di 26 anni, tiene a fare un distinguo tra l’azione delle carriole e quella dei bulldozer, che sgomberano tutte le macerie “senza riciclaggio”. Qui in effetti, tutti si attivano per separare i mattoni, che saranno riutilizzati, dagli altri rifiuti: tavoli, sacchetti di plastica, sbarre di metallo piegate, ecc.

“Il Governo cerca anche di recuperare il nostro movimento e non è un caso che abbia inviato l’esercito per rimuovere le macerie dieci giorni prima delle elezioni” regionali del 28 e 29 marzo, osserva con una punta di amarezza nella voce.

Una polvere dall’odore acre sorvola questo cantiere di fortuna, dove gli operai hanno dai 7 ai 77 anni, armati chi di un secchio, chi di una paletta, utensili che appaiono a volte irrisori di fronte all’entità del compito.

Ma questo non scoraggia Nino, sulla quarantina, un casco giallo in testa : “Quello che vogliamo, è recuperare la storia della nostra città, e le macerie fanno parte di questa storia”.

Alcuni di questi “operai” portano al collo dei cartelli con scritte come “Ridateci L’Aquila!”, “Riaprite L’Aquila senza se e senza ma” o ancora “L’Aquila è nostra!”.

William, 12 anni, fa anch’egli parte del gruppo: “Voglio liberare la mia città da queste macerie”, afferma prima di andare all’assalto di un mucchio di mattoni e altri resti. Più in là, un’anziana signora fa la catena con dei secchi per sgombrare la piccola piazza dai rifiuti recuperati.

La giornata finisce, i partecipanti della “rivolta delle carriole” lasciano il centro-città, che ripiomba in un silenzio assordante, e ritornano nei loro rifugi provvisori: casa di amici, hotel o abitazioni temporanee.

italiadallestero.info