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di Paolo Guzzanti

4 Agosto 2009

Niente di drammatico, ma semmai di banale: il blog appassisce (non nei numeri che sono costanti ed alti) nella qualità, e si levano proteste.

Ricevo una quantità di assurde, o meglio banalissime e false, accuse, sulla scia del numero di Sgarbi: Non lo sapevi prima che Berlusconi è amico di Putin? E allora perché non te ne sei andato prima? E allora perché non ti sei dimesso dal Parlamento. Tutta robaccia in malafede. Se gli imbecilli che scrivono queste cose avessero soltanto letto il blog, senza parlare de “Il mio amico Sasha” dove tutto è ripetuto per filo e per segno, saprebbero (ma lo sanno, lo sanno….) che io ho lasciato Berlusconi NON perché sia amico di Putin, ma per aver applaudito freneticamente davanti ai miei occhi di testimone (insieme ad altre centinaia) l’aggressione e l’invasione della Georgia, che avvenne un anno fa e non prima. Fra l’altro vedo che l’amico Vladimir si appresta a invadere di nuovo la Georgia approfittando della tiepida reazione internazionale. Che Putin e Berlusconi fossero amici, e nel mio libro lo racconto per l’ennesima volta, fu per me all’inizio una buona notizia, perché pensavo che ciò avrebbe facilitato l’inchiesta del Parlamento della Repubblica che io avevo l’onore di guidare, Il resto è cronaca. Ho inoltre lasciato Berlusconi – prima ancora dei casi che ora sono sui giornali – per il suo atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne, tutte le donne, essendo un gran porco e una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto, sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario. Quest’uomo ai miei occhi corrompe la gioventù e  mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna.

Ciò è avvenuto in concomitanza delle voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili (non prove, ovviamente, altrimenti le avrei presentate io), secondo cui un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali. Io ne conosco almeno tre. Dunque io non ho molti dubbi su quanto è accaduto ed accade.

Io con Marco Travaglio ho un rapporto soltanto giudiziario. Per ora lui è rinviato a giudizio su mia querela per quel che ha scritto sul mio conto, affermando il falso. Dunque io non sono un fan di Travaglio. Ma sto leggendo accuratamente il terribile libro “Papi”, scritto in team con Gomez ed altri, ed è un libro terribile perché espone soltanto documenti, articoli, trascrizioni di dichiarazioni di tutti i protagonisti, senza alcuna concessione retorica e propagandistica. Quel libro dovreste leggerlo tutti sotto l’ombrellone, perché può evitare di leggerlo soltanto chi ha paura della verità e della realtà: coloro che fanno come gli struzzi. E qui è pieno di struzzi. Non bastassero i polli, abbiamo batterie di struzzi d’allevamento.

Dunque è falso che io abbia lasciato Berlusconi perché amico di Putin o che lo abbia fatto per solidarietà con Sabina, che è un’altra idiozia: si è solidali con chi subisce degli attacchi, non con chi attacca. Sabina ha attaccato e sa lei perché. Io ho reagito quando il ministro Carfagna, essendo in lite con Sabina, mi ha chiamato in causa.

La censura sul blog. Da oggi, smaltiti gli ultimi post, legge marziale.

Senza preavviso e senza spiegazioni io censurerò non soltanto tutto ciò che offende me come padrone di casa, ma ciò che offende l’intelligenza, il buon gusto, la cultura, la verità, le singole persone. Già altre volte ho fatto annunci simili e subito si è levato l’alto lamento dei poveri censurati. Da ora, mannaia senza spiegazioni di sorta. A chi sta bene, bene; a chi non sta bene, quella è la porta.

Punirò l’imbecillità, punirò la volgarità, a costo di non pubblicare quasi nulla.

Ed ora, pubblicità: è uscito il mio prima libro “antitaliano” che si intitola “Abbasso la dieta mediterranea”. Un po’ romanzo e un po’ biologia, ma più che altro un romanzo per divertirsi. Costa una decina di europ e si legge in un’ora. Seguiranno altri libri in fattura fra cui l’ “Elogio della bomba atomica”, “La leggenda del buon comunista”, “Liberali sulle barricate, la rivoluzione possibile” e una biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi che cercherò di far uscire per Natale.

Questi impegni limitano un po’ il mio antico vizio e passione che mi faceva spendere sul blog due o tre ore al giorno. Farò quel che posso. Chiedo a Simona di ricomparire. Chiedo agli scorati di tornare forti e vigorosi. Chieso agli amici rivoluzionari di capire che le rivoluzioni sono processi lunghi e che io a questa rivoluzione liberale ho dedicato quel che mi resta da vivere, dopo essere entrato tre giorni fa nel mio settantesimo anno. Porca miseria, uno a settant’anni guarda le donne esattamente con lo stesso spirito di quando ne aveva quaranta di meno, ma loro non ti rendono la pariglia, e questo è il guaio. Anche se sono fortunato ed ho una moglie giovane e bellissima e tre figlie che rappresentano il genere femminile al suo meglio: Liv Liberty, Caterina e Sabina.

Qualcuno dirà: ma che fai? ci parli dei fatti tuoi? Risposta: sì, perché io sono di quelli che pensano e anzi sanno che davvero tutto è politico, che la vita privata di una persona pubblica è pubblica e che si risponde di tutto, anche del modo in cui ti allacci le scarpe.

Ed ora una dichiarazione d’amore, senza far nomi, a tutti i noti patrioti di Rivoluzione Italiana, prima di tutto quelli che si sono scorati, che non vedono più il progetto, che non sentono più le urla sul cassero e i tappi di champagne saltare nella cambusa. La pirateria continua, abbiamo affondato tanto di quel naviglio, cammin facendo, che nemmeno ce ne siamo accorti. Adesso alla Rai si accorgono che sulla Strage di Bologna la Mitrokhin ha detto qualcosa di nuovo. Bene, meglio tardi che mai. Ma noi non vogliamo verità a senso unico, non non vogliamo altro che la verità vera, tutta, a chi tocca tocca. Vaste programme, avrebbe detto de Gaulle, mais on s’engage et après on voit, avrebbe aggiunto Napoleone. E noi dunque sempre di più ne vedremo delle belle. Silureremo la mignottocrazia, una chiatta che inquina la nazione.

PS-  A tutti coloro che mi chiedono perché non mi sono dimesso dal Parlamento, rispondo che, primo, non ci penso per niente perché certamente rappresento più italiani io del 90 per cento dei deputati del Pdl. Secondo, forse non lo sapete, ma non ci si “dimette” dal Parlamento.

No, la cosa non funziona così perché l’elezione determina la sacralità costituzionale del rappresentante del popolo il quale non ha la titolarietà e la disponibilità della volontà del popolo che lo ha eletto.

Dunque quello che si può fare è chiedere all’assemblea di appartenenza, con apposito documento, di votare le dimissioni ed accoglierle. Ma per prassi consolidata, che fa legge, le Camere NEGANO in linea di principio il voto favorevole alle dimissioni, tranne i casi di gravissimi motivi di salute, di coinvolgimenti giudiziari importanti o per assoluta incompatibilità con nuove cariche successivamente assunte.

In Sanato approvammo le dimissioni di Bettini che aveva accettato di essere il capo della campagna di Veltroni come segretario PD, ma la cosa provocò scandalo perché violò la regola aurea: essere capo dell’ufficio politico di un partito, si disse, non costituisce incompatibilità con la carica parlamentare. Dunque io avrei potuto fare il beau geste che sarebbe tanto piaciuto ai miei nemici, di proporre le mie dimissioni, per vedermele regolarmente respinte come da manuale.

E, a prescindere dal fatto che mi considero a pieno titolo non solo costituzionale, rappresentante del popolo, non mi sento in diritto di far perdere tempo alle Camere, nelle quali rappresento la voce minoritaria dei liberali italiani delusi da Berlusconi.

Non chiedo approvazioni o contestazioni: è così che ho deciso di regolarmi, punto e fine della storia.