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Tsahal ha sempre negato le accuse formulate dai vari rapporti di  Amnesty international e di Human rights per l’uccisione di civili e di bombardamenti ingiustificati durante l’attacco che fece l’Israel nella banda di Gaza che durò 22 giorni a fine novembre 2008. Ora a confermare sono 30 soldati che hanno accettato di testimoniare anonimamente in un rapporto « Breaking the Silence » di 112 pagine e poi pubblicato anche su Haaretz. Questi trenta soldati hanno partecipato alle operazioni nei vari reparti dell’esercito e tutt’ora fanno parte dell’esercito; l’obiettivo era di minimizzare le perdite degli uomini dello Tsahal in modo di avere l’appoggio dell’opinione publica: « Nel dubbio, sparate, la potenza dei spari era insensata, appena facevamo un sopraluogo, sparavamo su tutto ciò che si muoveva« . Le loro testimonianze sono sufficienti a mettere in dubbio la versione ufficiale dell’esercito.