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Il G8 e’ nato sotto una cattiva stella, e ci rimane. Avrei voluto leggere dai giornali, come cittadino e come politico, prima che iniziasse, l’agenda dei temi affrontati dall’incontro e non scoprirla ora per ora dalle agenzie. Cosi come avrei voluto si discutessero, prima in Parlamento e con i cittadini, i temi e le proposte che l’Italia avrebbe portato all’attenzione dei leader mondiali.

Cos’è il G8? Una riunione a porte chiuse dove i cittadini devono sperare non vengano prese decisioni che compromettano il loro futuro? Una gita a Roma delle first lady accompagnate dalla Carfagna? Un tour folkloristico tra macerie e tendopoli in una città trasformata nel Truman Show? Dovrebbe essere l’occasione in cui i Paesi sviluppati discutono soluzioni globali condivise dai cittadini che rappresentano.

E chi di voi sa su cosa si sta impegnando il Premier? Cosa sta acquistando e cosa sta vendendo dell’italianità? Nessuno lo sa, o meglio, qualcosa sappiamo e non ci piace: più soldati in Afghanistan, qualche detenuto di Guantanamo e l’ampliamento di una base militare a Vicenza. Bell’affare.

Dal punto di vista formale il confronto, a questo G8, è ben riuscito, sfruttando milioni di euro presi dalle tasche dei contribuenti, ma sui contenuti è già fallito.
Ho dovuto acquistare una pagina dell’Herald Tribune per lanciare un appello alla comunità internazionale e denunciare la deriva anti-costituzionale del Belpaese. L’ho fatto perché la stampa italiana parla di forma e si occupa del nulla.
I leader del G8 chiedano il rispetto della Costituzione se credono che l’Italia sia determinante negli equilibri mondiali, oppure ci lascino risolvere i problemi di casa senza interferire.

antoniodipietro.it