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di Antonio Padellaro

Colpisce nell’intervento del segretario generale della Cei monsignor Crociata quella durissima frase dedicata a chi si esibisce in un ‘libertinaggio gaio e irresponsabile salvo poi, alla prima occasione , servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere’. C’è il rischio che a Papi Silvio fischino le orecchie da restarci sordo, soprattutto quando forse pensando a Noemi monsignor Crociata afferma che il ‘libertinaggio non è un affare privato, soprattutto quando sono implicati minori’.

Pubbliche virtù
Fa piacere che un autorevole uomo di Chiesa denunci l’ipocrisia spudorata dei tanti politici di destra, pluriconiugati o frequentatori di festini di gruppo, che al frusciare di una tonaca cardinalizia si fanno trovare inginocchiati, proni e devoti. Fatti loro se poi esercitando le funzioni di governo costoro (forse proprio a ragione delle lunghe code di paglia) non svendessero per basse ragioni elettorali la laicità dello Stato alle alte gerarchie vaticane dicendo no alle più elementari conquiste civili, dalle unioni di fatto al testamento biologico.

Vizi privati
Ecco allora che i vizi privati di un premier (con corredo di squillo e foto hard) non possono essere liquidati semplicemente come ‘fatti suoi’. Sono invece ‘fatti nostri’ nel momento in cui quello stesso premier diventa lo zimbello della stampa internazionale e si trasforma in un uomo altamente ricattabile. Non solo dalle ragazze assoldate per sollazzarlo ma anche da quei poteri forti, anche di oltretevere che contando sulla sua debolezza politica (con molti cattolici disgustati che non votano più Pdl) potranno adesso chiedergli ulteriori dimostrazioni di obbedienza e di adeguato pentimento.