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20 giugno – Giornata mondiale del rifugiato

meltingpot.org

Il 20 giugno di quest’anno arriva dopo eventi spartiacque, come i respingimenti verso la Libia, ma anche, grazie all’appello del blog Fortress Europe, dopo giornate di mobilitazione in molte città italiane, a partire da Roma dove il leader libico Muammar Gheddafi è stato in visita ufficiale.

La visita corona un successo in perfetto stile bipartisan: l’entrata in vigore di accordi, mai ratificati dal Parlamento, ai quali lavorò D’Alema nel 2007, ripresi in seguito dal governo Berlusconi, finanziati e poi superati dai respingimenti collettivi in Libia praticati a partire dal 6 maggio 2009.

Gli accordi Italia-Libia
Nel dicembre del 2007 il Ministero dell’Interno ha dato notizia, con uno scarno comunicato, dell’accordo raggiunto, dopo trattative coperte dal più stretto riserbo, tra il Governo italiano ed il Governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare. L’accordo prevede un controllo congiunto delle frontiere, attraverso un pattugliamento del mare dalle rispettive marine volto ad impedire l’arrivo dei migranti in Italia ed in Europa.
Il crescente numero delle vittime di queste traversate, in una cronaca quotidiana di tragedie compiute o sfiorate, sono il segno tangibile evidente della disumanità di queste operazioni.
Per approfondimenti vai alla pagina http://www.meltingpot.org/archivio1059.html.

I respingimenti dei migranti verso la Libia
L’accordo ora prevede anche la riammissione in Libia dei migranti che vengano intercettati in mare, come avvenuto nel mese di maggio, e denunciato da numerose organizzazioni per i diritti umani come palese violazione dei diritti fondamentali.

« Tra il 7 e l’11 maggio 2009, con una decisione senza precedenti, l’Italia ha condotto forzatamente in Libia circa 500 tra migranti e richiedenti asilo » scrive Amnesty International « senza alcuna valutazione sul possibile bisogno di protezione internazionale degli stessi e quindi violando i propri obblighi in materia di diritto internazionale d’asilo e dei diritti umani ».
Le condizioni dei migranti in Libia, come emerge da numerose testimonianze e dai racconti di chi ha dovuto abitare lì e attraversare quel paese e le sue carceri, sono in chiara violazione dei diritti umani, con uso sistematico della tortura, stupri e veri e propri pogrom messi in atto dalla popolazione, come documentato dai numerosi rapporti di Human Right Watch e da video ed interviste, come il recente Come un uomo sulla Terra.

L’ingresso dei migranti via mare, molto visibile e molto facile da rendere evento spettacolare per il governo e per la stampa, è un fenomeno complesso da analizzare con attenzione.
I migranti irregolari presenti in Italia senza permesso di soggiorno di rado arrivano attraverso sbarchi (i dati parlano del 10 o addirittura 7%), ma nella grande maggioranza dei casi sono persone entrate con regolare visto in Italia che diventano irregolari per lo scadere del visto. Molti entrano da frontiere terrestri, molto più frequentate e meno pericolose del canale di Sicilia.

Chi entra quindi via mare?
Sicuramente le persone con meno risorse per emigrare. Sicuramente non criminali o terroristi, che utilizzano canali più sicuri e meno visibili.
Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati il 70% delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 riguardano migranti sbarcati in Sicilia. Non esistono dati relativi al riconoscimento di queste domande ma quelle riconosciute nel 2008 sono pari a circa il 50%. Quasi la metà delle persone respinte a maggio, probabilmente, aveva quindi diritto ad una forma di protezione in Italia.
Proprio il principio di tutela del diritto di asilo ispira normativa e trattati internazionali in merito ai respingimenti, a partire dalla Convenzione di Ginevra, di cui la Libia non è paese firmatario, ma nonostante tutto molti governi auspicano che i potenziali richiedenti asilo possano presentare e vedere riconosciuta lì la propria istanza.

Le violazioni dei principi fondamentali dell’asilo
Il governo italiano quando la marina militare ha riportato i migranti in Libia ha violato numerose leggi.

Articolo 33 della Convenzione di Ginevra: Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche.

Articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.”

Articolo 3 Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti: Nessuno Stato Parte espelle, respinge né estrada una persona verso un altro Stato qualora vi siano serie ragioni di credere che in tale Stato essa rischia di essere sottoposta a tortura.

E la normativa nazionale in materia di immigrazione.
Articolo 10 del Testo unico sull’immigrazione italiano: le misure relative al respingimento “non si applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l’asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l’adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari.”

Secondo Gianfranco Schiavone, dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione non è neppure corretto parlare di respingimenti: “La legge italiana prevede soltanto due tipi di respingimenti. Il primo è quello diretto: ti trovo alla frontiera, ti dico che non puoi entrare, te ne rivai come sei venuto. Il secondo è quello differito. La legge stabilisce, non a caso, che per esigenze di pubblico soccorso, ed è il caso dei due barconi, la persona è temporaneamente ammessa sul territorio dello Stato per valutarne la situazione. Poi, può essere respinta, con un provvedimento individuale e motivato, e riaccompagnata alla frontiera. Ma visto che questa azione prevede una momentanea compressione della libertà personale, è previsto anche un vaglio del giudice”.
E la Carta di Nizza vieta le “espulsioni collettive”. Per le quali l’Italia ha già subito condanne da parte del Parlamento europeo e della Corte europea per i diritti dell’uomo rispetto alle procedure di allontanamento forzato applicate a Lampedusa nel 2004 e 2005 ai migranti che avevano raggiunto l’isola di Lampedusa e da una risoluzione del Parlamento europeo del 14 aprile 2005 che ha condannato l’Italia per le espulsioni collettive da Lampedusa verso la Libia attuate nei mesi precedenti.

Attualmente non si conosce la condizione e nemmeno dove siano le persone respinte lo scorso maggio, nel pieno di una campagna elettorale che, oltre a vizi privati e pubblici, ha messo in modo indecente in mostra i corpi dei migranti, agitati dagli schermi televisivi come spettro del pericolo e dell’invasione.

Un’invasione?
Ma i dati in qualche modo giustificano questo spettro?
Esaminiamone alcuni.
Alla fine del 2007 31,7 milioni di persone erano sotto la protezione dell’UNHCR nel mondo.
Di questi 11,4 milioni sono rifugiati e il:
32% vive in Asia e regione del Pacifico (80% afghani)
25% vive in Nord Africa e Medio Oriente (provenienti per lo più dall’Iraq)
20% vive nel reso dei paesi africani
14% in Europa
9% America.

Tra i paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati vi è un solo paese europeo, la Germania, con 579.000 rifugiati.
In Italia sono 38.068.
Vedi tabella relativa ai paesi che ospitano il maggior numero di rifugiati.

E non sono né l’Italia né altri paesi europei ad ospitare e proteggere chi fugge dai contesti di guerra, che sono quelli che “producono” il maggior numero di profughi.
I rifugiati afghani vivono principalmente in Pakistan e Iran (più di 3 milioni di persone).
I rifugiati iracheni vivono principalmente in Siria e Giordania (circa 2 milioni di persone).
Vedi tabella relativa ai paesi di provenienza dei richiedenti e rifugiati.

In questi giorni quotidiani e commentatori non hanno fornito questi dati, utili a capire meglio allarmi e strategie.
Nelle precedenti giornate del rifugiato gli scorsi anni ci siamo chiesti quale fosse il livello di protezione in Italia o a quando leggi più complete.
Quest’anno la domanda sembra essere questa: ma di cosa stiamo parlando?

Elisabetta Ferri, progetto Melting pot Europa

I dati statistici sono ricavati dal rapporto annuale dell’UNHCR 2008