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Libertà di movimento e leggi sull’immigrazione. La maglia stretta dei diritti e delle libertà

Meltingpot.org

Non è sufficiente il pacchetto sicurezza, un giro di vite senza precedenti sulla pelle dei migranti.

Il 19 maggio a Roma si è riunita la Commissione Nazionale Asilo convocata per l’avvio del procedimento di revoca dello status di rifugiati contro i migranti che nelle scorse settimane hanno dato vita alle mobilitazioni nella metropoli milanese. L’esito del procedimento sarà reso noto tra circa un mese.

A Treviso il Questore della città simbolo delle nefandezze della Lega Nord ha annunciato che contro i manifestanti che hanno preso parte al corteo dello scorso sabato 16 maggio verrà valutata l’ipotesi di revoca del permesso di soggiorno.

La normativa sull’immigrazione, il razzismo, sono fatti di estrema attualità in questo paese, sotto i riflettori internazionali per la violazione delle leggi internazionali in materia di asilo, respingimenti, ma anche per un diffuso razzismo che, dentro la crisi e grazie alle tensioni tutte interne al corpo sociale, è diventato il cavallo di battaglia del Carroccio che si è fatto Stato.
In ballo non c’è semplicemente la vita e la dignità dei migranti, ma la possibilità del dissenso, le libertà di noi tutti.
Non a caso nel pacchetto sicurezza non sono contenute solo norme contro i migranti ma anche una serie di disposizioni che trasformano in questioni penali comportamenti diffusi di ribellione, di conflittualità, che parlano con arroganza ed una spietata lungimiranza ai possibili scenari di conflitto aperti dalla crisi.

Non solo leggi ingiuste quindi, ma anche e soprattutto controllo sui corpi, sulle menti, minaccia, delazione diffusa, attacchi alle possibilità del dissenso.

A Treviso il Questore ha notificato per il prossimo venerdì 22 maggio un invito a comparire ad uno dei migranti protagonista delle mobilitazioni dello scorso sabato. Altri 100 sono indagati.

In questo scenario un ruolo decisivo è stato giocato dal sindacato confederale, la CGIL locale che dopo le proposte di rimpatrio degli operai della De Longhi licenziati e di sospensione del decreto flussi, nella giornata di sabato ha diretto le operazioni della Questura contro il corteo convocato dall’Adl Cobas e delle reti migranti di Treviso.

La ricostruzione dei fatti
Sabato 16 maggio 2009, alle ore 15, è convocato dall’Adl Cobas di Treviso un appuntamento in stazione per un presidio contro la crisi ed il razzismo che voleva raggiungere Piazza Vittoria. Dopo le resistenze della Questura, su pressione della Cgil. è stata concessa l’autorizzazione al presidio/corteo.
Durante il percorso della manifestazione composta da oltre 300 migranti, uno sbarramento della Polizia, all’altezza di Ponte San Martino, imponeva la volontà della Cgil di far passare solamente un migrante scortato per intervenire dal palco della piazza.
Cariche e manganellate hanno provocato il ferimento di diversi migranti attaccati mentre, a gran voce, rivendicavano il diritto a manifestare liberamente.
Sempre su ordine della Cgil, in questo caso del segretario Barbiero (« lasciateli passare » ha ordinato agli agenti), la Polizia, dopo aver caricato più volte, ha fatto avanzare il corteo.
Arrivati nella piazza del palco i migranti hanno improvvisato una assemblea per discutere delle cariche subite ed è iniziata una contestazione al sindacato confederale che ha preferito abbandonare la piazza ed annullare il comizio.
- La cronaca della giornata
- Il comunicato dell’Adl Cobas sulla giornata

Nei giorni seguenti il Questore Damiano ha annunciato la convocazione dei migranti in corteo per valutare la revoca del permesso di soggiorno, per manifestazione non autorizzata.
- le dichiarazioni del Questore di Treviso

Non è il caso comunque del corteo di sabato che aveva ogni autorizzazione da parte della Questura.
- La ricostruzione dei fatti

Ricordiamo che la legislazione in vigore non prevede la revoca del permesso di soggiorno se non in casi specifici tra i quali non è menzionata la manifestazione non autorizzata.

Non si tratta più di una questione di polemica, anche dura, con i sindacati confederali o tra gruppi diversi: si tratta della messa in discussione di un fondamento della democrazia, il diritto a manifestare. I cittadini migranti devono poter esercitare i loro diritti in modo libero, aperto e democratico. Il Questore, nella città di Gentilini, ha alzato il tiro con una minaccia di tipo autoritario, in un momento in cui, con la crisi mondiale, tutto fa prevedere che le manifestazioni e le proteste saranno destinate ad aumentare.
Crediamo che una società minimamente democratica debba saper respingere queste provocazioni autoritarie ed antidemocratiche.

Ci appelliamo a tutti affinché prendano posizione per ribadire il diritto alla libertà di manifestazione del proprio pensiero e per respingere questa provocazione – ha dichiarato Sergio Zulian dell’ADL Cobas Treviso.