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da Repubblica on line del 18 aprile 2009


Due studenti stranieri dell’Ateneo parmigiano arrestati oltre le Alpi. Schedati e sbattuti in cella. Li ha bloccati una convenzione non rinnovata dai Paesi che hanno sottoscritto il trattato di Schengen, che ha decretato il divieto di transito negli Stati coinvolti, per gli stranieri in attesa di permesso

di Francesca Mastracci

Una disavventura da clandestini, per Jacques e Germain, parmigiani d’adozione. Scherzavano, prima di partire, sul viaggio a Parigi e sulle donne che avrebbero conquistato. Purtroppo hanno avuto un ritorno anticipato e forzato. A Parigi non ci sono mai arrivati: sono stati considerati clandestini in Francia, schedati e rimpatriati, passando anche una notte in una cella del commissariato di Chamonix.Tutto questo solo per un repentino « cambio di legge ».

Jacques e Germain sono due amici che vivono a Parma. Jacques è originario del Ruanda, si è laureato in Ingegneria all’Università di Parma e ora lavora in un’azienda di Reggio Emilia, Germain vive a Parma da 8 anni, si è diplomato come perito tecnico. Jacques, tra l’altro, presiede un’associazione per l’integrazione culturale.

Per le vacanze di Pasqua avevano deciso di partire in macchia per Parigi, dove sarebbero stati ospiti a casa della sorella di Jacques, anche per celebrare l’anniversario del genocidio del Ruanda, in cui fratello e sorella hanno perso la famiglia. Poi al ritorno sarebbero passati a Bordeaux per trovare il fratello di Germaine.

Li ha bloccati una convenzione non rinnovata dai Paesi che hanno sottoscritto il trattato di Schengen, che ha decretato il divieto di transito negli Stati coinvolti, per gli stranieri in attesa di permesso di soggiorno. Ma andiamo per gradi.

Jacques e Germain, avevano appena attraversato la frontiera in Valle D’Aosta e viaggiavano a bordo della loro auto, quando hanno incontrato una macchina della polizia francese, che andava nel senso opposto. Germain racconta: “Erano le 14, dopo neanche 5 minuti abbiamo sentito la sirena dietro di noi e gli agenti ci hanno fatto cenno di accostare. Noi abbiamo pensato che vedendo due neri che guidano una macchina targata Italia, la polizia avrà immaginato subito che siamo immigrati e come ogni posto dove andiamo ultimamente avrebbe voluto controllarci”. Quindi di buon grado hanno aperto il baule della loro auto, per prendere le valigie dove erano contenuti vari documenti. “Quando ho visto che mettevano la mano sulla pistola –racconta Germain – innervositi dal nostro gesto, mi sono detto che la cosa non sarebbe stata semplice, anzi ero abbastanza preoccupato per il trattamento. Gli abbiamo mostrato i documenti di identità, carta e passaporto e poi ci hanno chiesto il fatidico permesso di soggiorno – continua – noi avevamo la ricevuta del rinnovo inviata dalla posta, le ricevute delle tasse per confermare l’avvenuto pagamento sul nuovo documento e il vecchio permesso, in cui sono riportati tutti i rinnovi passati. Abbiamo spesso viaggiato con questi documenti sostitutivi, per via dei tempi burocratici lunghissimi e ci eravamo informati a febbraio, quando abbiamo programmato il viaggio, che fosse tutto a posto per la partenza. Negli uffici dove ho fatto il rinnovo del permesso, mi hanno risposto di si”.

Invece gli agenti francesi hanno spiegato ai due ragazzi che non potevano viaggiare senza permesso di soggiorno e quindi gli hanno intimato di seguirli al commissariato di Chamonix. Lì Jacques e Germain sono stati schedati e fatti spogliare di tutti gli effetti personali: “Ci hanno fatto togliere tutto tranne i pantaloni, ci hanno perquisito e ci hanno permesso di indossare scarpe senza lacci . dice Germain – niente cintura o catenine e poi ci hanno fatto capire che dovevamo accomodarci in cella. Noi eravamo molto spaventati e abbiamo richiesto di poter telefonare ai familiari che ci aspettavano, anche perché non ci avevano ancora spiegato nei dettagli qual’era il problema”.

“Verso le 19 abbiamo capito che non si poteva più viaggiare con la ricevuta del rinnovo del permesso di soggiorno – ricorda Germain – e poi i poliziotti ci hanno comunicato che avremmo dovuto passare la notte lì. Ci è stato chiesto se avessimo bisogno di un avvocato o di un medico, io ho detto di sì a tutte e due le proposte, non sapevo come fare per andarmene e volevo provare tutte le strade. Jacques era piuttosto giù invece, perché tiene molto alla ricorrenza, in cui ricorda la morte dei genitori e della sorella maggiore e gli dispiaceva di non poter stare con il resto della sua famiglia”. Comunque, anche se presenti, avvocato e medico, possono solo constatare lo stato di salute degli assistiti e che non vengano maltrattati dalle forze dell’ordine, ma non possono fare nulla nell’immediato.

Fino al 31 gennaio, infatti, una convenzione ha permesso di viaggiare in tutti i Paesi Schengen con la ricevuta di rinnovo, ma ora gli immigrati possono, secondo la legge, viaggiare solo verso il loro Paese senza transitare in queste aree, neanche facendo scalo con voli intercontinentali, la pena è l’espulsione. Inoltre la polizia può trattare questi soggetti in tutto e per tutto come clandestini. Germain e Jacques, quindi, hanno passato la notte in cella e poi, quando la domenica di Pasqua è arrivato il via libera dal procuratore di Grenoble la polizia di frontiera italiana era disponibile a prenderli in consegna, sono stati riaccompagnati indietro e fatti rimpatriare.

“Noi due l’abbiamo presa a ridere . racconta Germain – abbiamo ironizzato sulla nostra vicenda e ci siamo fatti quattro risate, In cella senza lacci e cintura ci sembravano quei film americani in cui le celle sono piene di neri, anche se noi eravamo gli unici fermati. Passare una notte in cella a Chamonix come dei clandestini però non è stato esattamente divertente. Io non sono clandestino e ho iniziato le procedure per il rinnovo del mio permesso il 31 maggio del 2008. A febbraio ho lasciato impronte digitali e foto, praticamente mi manca solo il foglio. Per la Comunità Europea io dovrei rimanere sul suolo nazionale senza poter di viaggiare per un anno, perché pur essendo regolare. La burocrazia mi fa attendere un periodo troppo lungo, se i tempi fossero stati nella norma Jacques e io avremmo già avuto il nostro documento. Poi mi viene da porre un quesito: la maggioranza dei voli transcontinentali fa scalo in Paesi Schengen. Come si fa ad andare nel proprio Paese di origine senza attraversare l’Europa? E’ una grande contraddizione”. Ora I due sono in attesa di capire osa comporterà per loro l’espulsione dalla Francia e se avranno problemi in futuro per questo avvenimento. « L’ultima cosa che mi chiedo è – afferma Germain – perchè l’anno scorso gli stessi documenti andavano bene e ora no? »