Articles tagués ‘Berlusconi’

24/08/2011

C’est l’OTAN qui est à la conquête de Tripoli (Il Manifesto)

Manlio DINUCCI
photo : Bryan Denton, New York Times


Une photo publiée par le New York Times raconte, plus que beaucoup de paroles, ce qui est en train d’arriver en Libye : elle montre le corps carbonisé d’un soldat de l’armée gouvernementale, à côté des restes d’un véhicule brûlé, avec trois rebelles autour qui le regardent avec curiosité. Ce sont eux qui témoignent que le soldat a été tué par un raid de l’OTAN. En moins de cinq mois, informe le Commandement conjoint allié de Naples, l’OTAN a effectué plus de 20mille raids aériens, dont 8mille d’attaques par bombes et missiles. Cette action, déclarent au New York Times de hauts fonctionnaires étasuniens et OTAN, a été décisive pour resserrer l’étau autour de Tripoli.

Les attaques sont devenues de plus en plus précises, détruisant les infrastructures libyennes et empêchant ainsi le commandement de Tripoli de contrôler et d’approvisionner ses forces. Aux chasseurs-bombardiers qui larguent des bombes à guidage laser d’une tonne, dont les têtes pénétrantes à l’uranium appauvri et tungstène peuvent détruire des édifices renforcés, se sont joints les hélicoptères de combat, dotés des systèmes d’armements les plus modernes. Parmi eux, le missile à guidage laser Hellfire, qui est lancé à 8Kms de l’objectif, utilisé aussi en Libye par les avions télécommandés étasuniens Predator/Reaper.

Les objectifs sont repérés non seulement par les avions radar Awacs, qui décollent de Trapani (côte sud-ouest de la Sicile), et par les Predator italiens qui décollent d’Amendola (Foggia, province des Pouilles), en survolant la Libye 24h/24. Ils sont aussi signalés -indiquent au New York Times les fonctionnaires OTAN- par les rebelles. Ceux-ci, tout en étant « mal entraînés et mal organisés », sont en mesure, « grâce des technologies fournies par des pays de l’OTAN », de transmettre d’importantes informations au « team OTAN en Italie, qui choisit les objectifs à frapper ». De plus, rapportent les fonctionnaires, « la Grande-Bretagne, la France et d’autres pays ont déployé des forces spéciales sur le terrain en Libye ». Officiellement pour entraîner et armer les rebelles, en réalité surtout pour des tâches opérationnelles.

On voit ainsi émerger le cadre réel. Si les rebelles sont arrivés à Tripoli, c’est dû non pas à leur capacité de combat, mais au fait que les chasseurs-bombardiers, les hélicoptères et les Predator de l’OTAN leur ouvrent la voie, en pratiquant la terre brûlée. Au sens littéral du terme, comme le montre le corps du soldat libyen carbonisé par le raid OTAN. En d’autres termes, on a créé à l’usage des media l’image d’une résistance avec une force capable de battre une armée professionnelle. Même si, évidemment des rebelles meurent dans les affrontements, ce ne sont pas eux qui sont en train de s’emparer de Tripoli. C’est l’OTAN qui, forte d’une résolution du Conseil de sécurité de l’ONU, est en train de démolir un Etat au motif de défendre les civils. De toute évidence, depuis qu’il y a un siècle les troupes italiennes débarquèrent à Tripoli, l’art de la guerre coloniale a fait de grands pas en avant.

Manlio Dinucci

Edition de mardi 23 août de il manifesto

Traduit de l’italien par Marie-Ange Patrizio

Source : Le Grand Soir

21/02/2011

Remember this ? Berlusconi kissing Geddaffi’s hand

19/04/2010

Italia : l’improbabile successo di un partito xenofobo

Articolo di , pubblicato martedì 6 aprile 2010 in Canada.

[Cyberpresse]

(Parigi) Il vulcanico politico Umberto Bossi si vanta ora di poter giocare il ruolo di arbitro della politica italiana, sull’onda dei recenti successi del suo schieramento politico, la Lega Nord. Il nostro corrispondente ha esaminato l’ascesa di questo partito xenofobo.
Silvio Berlusconi, come la fenice, rinasce continuamente dalle sue ceneri, superando ripetuti scandali e procedimenti giudiziari per rimanere a capo dell’Italia.
La recente vittoria della sua coalizione di governo alle elezioni regionali di fine marzo si aggiunge ad una lunga lista d’improbabili vittorie. Ma dipende in primo luogo dall’ascesa della Lega Nord.
La compagine xenofoba di Umberto Bossi ha ottenuto il 13% dei voti. “Sono io l’arbitro della situazione”, ha riassunto qualche giorno fa, il vulcanico politico di 68 anni, facendo eco all’analisi dei media italiani ed internazionali che parlano di “trionfo” del suo partito.
I suoi dirigenti potrebbero ora rivendicare un ruolo più importante nel governo, dove occupano già quattro ministeri, compreso quello, molto delicato, dell’Interno.
Per Jean-Yves Camus, esperto dell’estrema destra presso l’Istituto per le relazioni Internazionali e Strategiche di Parigi, il risultato delle elezioni regionali ha segnato l’ultimo passo di un “lavoro lento e metodico d’insediamento“ portato avanti nel nord del Paese dalle truppe di Bossi.

La questione dell’immigrazione

Il politico, che parla con difficoltà a causa di un ictus che lo ha colpito nel 2004, ha lanciato la Lega Nord negli anni ‘80 unendo vari movimenti secessionisti.
Dal momento della sua elezione a Senatore nel 1987, che gli valse il soprannome di “Senatur”, ha poco a poco soffocato la sua volontà di separare lo Stato. Ma resta più convinto che mai della necessità di un “federalismo” decentralizzato.
“Il suo partito sostiene l’idea che il denaro generato nel nord dovrebbe rimanere al nord e non servire al sud del Paese. Si tratta di una sorta di egoismo fiscale “, afferma Camus. Un egoismo inspirato da un profondo disprezzo per il sud.
Paradossalmente, la Lega Nord riesce a conservare l’anima di un partito d’opposizione, nonostante faccia parte della coalizione attualmente al Governo. “Governano e protestano al tempo stesso”, spiega un altro analista esperto della Lega Nord, Christophe Bouillaud, affiliato all’Istituto di scienze politiche di Grenoble.
Il fatto che nessun dirigente del partito sia stato coinvolto nei grandi scandali di corruzione ha favorito il partito alle ultime elezioni, afferma Bouilard, che non scarta la possibilità che l’ascesa del partito possa essere effimera. “Hanno già vissuto nel passato diversi trionfi, senza che questi siano durati nel tempo”.
Il risultato delle regionali rischia, comunque sia, di tradursi in un nuovo giro di vite sulla questione dell’immigrazione, che è l’anima del programma della Lega Nord.
“Nei loro discorsi, l’immigrato è colui che viene a rubare le ricchezze costruite dalle economie locali”, sottolinea Camus. Una visione ancor più deprimente, aggiunge, visto che il nord dell’Italia, oggi rigoglioso, ha assistito a lungo all’esodo dei suoi abitanti verso il nord dell’Europa e verso l’America del Nord.

Distribuire sapone

La retorica anti-immigrati dei militanti della Lega Nord raggiunge dei livelli estremi. Alcuni di loro hanno addirittura distribuito, in vista delle elezioni regionali, del sapone liquido in un mercato invitando le persone ad utilizzarlo per lavarsi dopo aver toccato degli immigrati.
Queste azioni a grande impatto mediatico hanno un aspetto leggermente “carnevalesco” che nasconde però una realtà più complessa, spiega Bouillard.
“Le Regioni dove la Lega Nord è radicata hanno una crescita demografica molto debole da 25 anni. Il tasso di occupazione è molto elevato e ci sono pochi giovani. Chi fa allora i lavori che gli altri non vogliono fare? Gli immigrati”, dice.
“Buona parte del discorso è dunque simbolica. Possiamo dire “Via i rumeni” ma al tempo stesso nessuno cacci la mia governante moldava che si occupa di mia nonna malata di Alzheimer”, sottolinea lo specialista.

23/03/2010

RAI PER UNA NOTTE

23/03/2010

Berlusconi non conosce crisi

[Les Échos]


Il capo del Governo italiano è sicuro che il suo Paese resista alla crisi meglio degli altri. Sul piano personale, in ogni caso, non sembra soffrirne veramente, come provano le dichiarazioni dei redditi dei Ministri e dei parlamentari italiani dell’anno 2008, pubblicate all’inizio della settimana. Certo, l’uomo d’affari Silvio Berlusconi è sceso di due posti nel podio dei patrimoni italiani, se si fa riferimento alla recente classifica della rivista americana “Forbes”: con 9 miliardi di euro (si tratta comunque di 2,5 miliardi in più in un anno), lui e la sua famiglia, alle redini del gruppo Fininvest, arrivano in terza posizione, dietro Michele Ferrero, proprietario del gruppo del cioccolato che ha inventato la Nutella (17 miliardi di euro), e Leonardo Del Vecchio, fondatore dell’impresa dell’occhiale Luxottica (10,5 miliardi).

Ma nel mondo politico il Cavaliere batte tutti i record per il sesto anno consecutivo. Le sue entrate annuali sono passate da 14,533 a 23,058 milioni di euro, vale a dire un aumento del 59%… mentre il suo ministro dell’Economia ha dichiarato la ridicola somma di 39,672 euro, rivelandosi il più povero del Governo! Bisogna dire che, al momento del suo ritorno al potere due anni fa, Giulio Tremonti, dal canto suo, ha interrotto tutte le sue attività professionali.

Nell’entourage di Berlusconi si sottolinea che i suoi guadagni nel 2008 non hanno nulla a che vedere con i 139 milioni di euro del 2006. Ciò non impedisce che gli italiani si interroghino sulla sua ricchezza. Silvio Berlusconi ha approfittato della caduta [del mercato, N.d.T.] immobiliare, di cui il suo governo nega l’esistenza?

L’anno scorso è stato in grado di comprare Villa Campari, sulla riva del lago Maggiore, così come alcuni terreni edificabili ad Antigua, intorno alle sette case che già possiede in quest’isola dei Caraibi, che si sono aggiunte alle sue cinque proprietà milanesi, alla villa di Arcore, in Lombardia, e alla celebre Villa Certosa, in Sardegna.

E cosa ne è stato di lui nel 2009? In Italia si è recentemente scoperto che, in quanto azionista di controllo della Fininvest, il Presidente del Consiglio si è concesso più di 135 milioni di euro di dividendi per la chiusura, al 30 settembre, del precedente anno fiscale.

È forse il segnale della ripresa economica in Italia?

italiadallestero

10/01/2010

J’ai changé mon avis sur l’Italie

Martin Kettle

Mon histoire d’amour avec l’Italie c’est fini. Maintenant je vois ce pays pour ce qu’il est : un pays de droite, raciste et corrompu

Je me demandais comment introduire cet article pour expliquer pourquoi j’ai changé d’avis sur l’Italie, pourquoi au cours des dix dernières années, je suis devenu de plus en plus indigné par un pays et une culture qui me plaisait tant, et pourquoi l’idée de ne plus remettre mes pieds dans ce pays ne me fait presque pas de soucis…

il n’a fallu que peu pour confirmer mes soupçons : une histoire du “Guardian” m’a donné raison.

L’histoire de Coccaglio près de Brescia, que nous raconte John Hooper, ressemble en un tout une serie de situations anormales que connaît actuellement l’Italie moderne, toutes parfaitement présentées dans un emballage extravagant d’une manière que seuls les Italiens peuvent comprendre.

Hooper raconte comment la fete de Noël cette année à Coccaglio est marqué par une chasse aux sans papiers (noirs) en allant de maison à maison à leur recherche.

Cette opération, officiellement intitulée « white christmas » est parrainnée par la Ligue du Nord (parti d’extreme droite) et doit se conclure… le 25 Décembre. Un conseiller comunal de Coccaglio a déclaré que Noël etait une fête de l’identité chrétienne, et non une célébration de l’hospitalité. L’opération a été saluée et soutenue par l’actuel gouvernement de Silvio Berlusconi.

Etant originaire de l’Europe du Nord, j’ai grandi avec cette fascination pour l’Italie. Ce pays où j’ai toujours trouvé la chaleur plutôt que le froid, la luminosité plutôt que l’obscurité, l’ouverture plutôt que l’introversion, la passion plutôt que la répression.

Mon voyage en Italie, que je faisais presque chaque année, c’était comme entrer dans un monde des sens où

Le sentiment règne sur la raison, la beauté règne sur la laideur, et surtout où la manière de vivre décontractée faisait place à la rigueur de la culture protestante.

Avec l’âge je me suis intéressé de plus en plus aux langues, aux arts, à l’histoire, à l’opéra et aux femmes.

Je me suis aussi intéressé à la politique. La gauche italienne semblait avoir une vision unique et subtile de son pays et du monde, elle offrait une combinaison séduisante de socialisme et de style.

Dans La ville de Bologne, ils semblaient avoir inventé la ville moderne idéale, alliant dynamisme intellectuel, une excellente administration locale et une des meilleures cuisines en Europe. Comme d’autres gens de ma génération, je me demandais pourquoi en Grande-Bretagne on ne pouvait pas être comme Italiens.

Tout ceci c’était il ya longtemps. Maintenant Je vois les choses bien différemment. La chose la plus facile serait de dire que tout ceci c’est à cause de Berlusconi, avec son coté grotesque, cynique et raciste – mais j’ose quand même affirmer que d’un coté oui c’est sa faute.

Tout comme George W. Bush a nuit à la réputation mondiale des Etats-Unis, M. Berlusconi a fait de même pour celle de son pays l’Italie. Mais avec cette grande différence: la montée de Bush a rendu possible, par la volonté de corriger le tir par le peuple américain, la montée de Barack Obama. Mais au contraire de l’Italie, la montée de Berlusconi ne semble jouer qu’en sa propre faveur et propulse l’Italie vers le contrôle des médias par la politique.

J’ai peur que dans le futur la Grande Bretagne risque de subir le même sort si l’on ne fait pas attention.

Ma question aux lecteurs est la suivante : qui serait le Berlusconi de la Grande Bretagne ?

Retour à l’Italie. Les observateurs anglais ont fait une analyse des Etas Unis durant la dernière décennie et se demandaient comment les américains ont pu élire une personne comme Bush : la réponse est que les Américains ont élu Bush deux fois parce que ces mêmes électeurs, particulièrement les électeurs américains blancs de sexe masculin, ont tendance à être culturellement et politiquement plus à droite que les électeurs blancs de sexe masculin dans la plupart de l’Europe.

Nous devons nous poser la même question à propos des Italiens. Comment pourraient-ils élire quelqu’un comme Berlusconi une fois, puis la deuxième fois, et puis encore la troisième fois ?

Ils le font, je le soupçonne, pour les mêmes raisons psychologiques que les Américains ont choisi un homme comme Bush.

Durant les 150 années d’histoire italienne, il y a eu de longues périodes où le pouvoir régnait, chacune interrompue par une courte période de désordre, et après encore une réaffirmation de la droite.

L’Italie n’a jamais été l’Eden libéral comme l’ont souvent imaginé, par illusion, les progressistes européens.

C’est un pays où la majorité de la population est à droite.

Ce pays est bien plus corrompu, raciste, anarchique que ne l’imaginent les touristes de classe moyenne inspirés par les romans fantaisistes de EM Forster et qui ne voient que ce qu’ils veulent voir.

Coccaglio reflète bien ce qu’est l’Italie actuellement.

Oubliez l’Italie de Dante, de Verdi, oubliez l’Italie de vos fantasmes. Bienvenu dans l’Italie qui ose appeler Opération white Christmas un raid contre les immigrés, bienvenu dans l’Italie qui dit que le président américain a un teint bronzé – et bienvenu enfin dans l’Italie qui ricane sur toutes ces histoires.

Traduction : Jacques Habyalimana

Article original



15/12/2009

Il più amato dagli italiani – Marco Travaglio

L’intervento di Marco Travaglio dopo l’agressione al presidente del Consiglio

05/08/2009

Ennesimo riepilogo su perché ho lasciato Berlusconi.

di Paolo Guzzanti

4 Agosto 2009

Niente di drammatico, ma semmai di banale: il blog appassisce (non nei numeri che sono costanti ed alti) nella qualità, e si levano proteste.

Ricevo una quantità di assurde, o meglio banalissime e false, accuse, sulla scia del numero di Sgarbi: Non lo sapevi prima che Berlusconi è amico di Putin? E allora perché non te ne sei andato prima? E allora perché non ti sei dimesso dal Parlamento. Tutta robaccia in malafede. Se gli imbecilli che scrivono queste cose avessero soltanto letto il blog, senza parlare de “Il mio amico Sasha” dove tutto è ripetuto per filo e per segno, saprebbero (ma lo sanno, lo sanno….) che io ho lasciato Berlusconi NON perché sia amico di Putin, ma per aver applaudito freneticamente davanti ai miei occhi di testimone (insieme ad altre centinaia) l’aggressione e l’invasione della Georgia, che avvenne un anno fa e non prima. Fra l’altro vedo che l’amico Vladimir si appresta a invadere di nuovo la Georgia approfittando della tiepida reazione internazionale. Che Putin e Berlusconi fossero amici, e nel mio libro lo racconto per l’ennesima volta, fu per me all’inizio una buona notizia, perché pensavo che ciò avrebbe facilitato l’inchiesta del Parlamento della Repubblica che io avevo l’onore di guidare, Il resto è cronaca. Ho inoltre lasciato Berlusconi – prima ancora dei casi che ora sono sui giornali – per il suo atteggiamento puttaniero di disprezzo per le donne, tutte le donne, essendo un gran porco e una persona che ha corrotto la femminilità italiana schiudendo carriere impensabili a ragazze carine che hanno imparato solo quanto sia importante darla alla persona giusta al momento giusto, sollecitate in questo anche dalle madri, quando necessario. Quest’uomo ai miei occhi corrompe la gioventù e  mina le basi della società minando il rispetto nei confronti della donna.

Ciò è avvenuto in concomitanza delle voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili (non prove, ovviamente, altrimenti le avrei presentate io), secondo cui un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali. Io ne conosco almeno tre. Dunque io non ho molti dubbi su quanto è accaduto ed accade.

Io con Marco Travaglio ho un rapporto soltanto giudiziario. Per ora lui è rinviato a giudizio su mia querela per quel che ha scritto sul mio conto, affermando il falso. Dunque io non sono un fan di Travaglio. Ma sto leggendo accuratamente il terribile libro “Papi”, scritto in team con Gomez ed altri, ed è un libro terribile perché espone soltanto documenti, articoli, trascrizioni di dichiarazioni di tutti i protagonisti, senza alcuna concessione retorica e propagandistica. Quel libro dovreste leggerlo tutti sotto l’ombrellone, perché può evitare di leggerlo soltanto chi ha paura della verità e della realtà: coloro che fanno come gli struzzi. E qui è pieno di struzzi. Non bastassero i polli, abbiamo batterie di struzzi d’allevamento.

Dunque è falso che io abbia lasciato Berlusconi perché amico di Putin o che lo abbia fatto per solidarietà con Sabina, che è un’altra idiozia: si è solidali con chi subisce degli attacchi, non con chi attacca. Sabina ha attaccato e sa lei perché. Io ho reagito quando il ministro Carfagna, essendo in lite con Sabina, mi ha chiamato in causa.

La censura sul blog. Da oggi, smaltiti gli ultimi post, legge marziale.

Senza preavviso e senza spiegazioni io censurerò non soltanto tutto ciò che offende me come padrone di casa, ma ciò che offende l’intelligenza, il buon gusto, la cultura, la verità, le singole persone. Già altre volte ho fatto annunci simili e subito si è levato l’alto lamento dei poveri censurati. Da ora, mannaia senza spiegazioni di sorta. A chi sta bene, bene; a chi non sta bene, quella è la porta.

Punirò l’imbecillità, punirò la volgarità, a costo di non pubblicare quasi nulla.

Ed ora, pubblicità: è uscito il mio prima libro “antitaliano” che si intitola “Abbasso la dieta mediterranea”. Un po’ romanzo e un po’ biologia, ma più che altro un romanzo per divertirsi. Costa una decina di europ e si legge in un’ora. Seguiranno altri libri in fattura fra cui l’ “Elogio della bomba atomica”, “La leggenda del buon comunista”, “Liberali sulle barricate, la rivoluzione possibile” e una biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi che cercherò di far uscire per Natale.

Questi impegni limitano un po’ il mio antico vizio e passione che mi faceva spendere sul blog due o tre ore al giorno. Farò quel che posso. Chiedo a Simona di ricomparire. Chiedo agli scorati di tornare forti e vigorosi. Chieso agli amici rivoluzionari di capire che le rivoluzioni sono processi lunghi e che io a questa rivoluzione liberale ho dedicato quel che mi resta da vivere, dopo essere entrato tre giorni fa nel mio settantesimo anno. Porca miseria, uno a settant’anni guarda le donne esattamente con lo stesso spirito di quando ne aveva quaranta di meno, ma loro non ti rendono la pariglia, e questo è il guaio. Anche se sono fortunato ed ho una moglie giovane e bellissima e tre figlie che rappresentano il genere femminile al suo meglio: Liv Liberty, Caterina e Sabina.

Qualcuno dirà: ma che fai? ci parli dei fatti tuoi? Risposta: sì, perché io sono di quelli che pensano e anzi sanno che davvero tutto è politico, che la vita privata di una persona pubblica è pubblica e che si risponde di tutto, anche del modo in cui ti allacci le scarpe.

Ed ora una dichiarazione d’amore, senza far nomi, a tutti i noti patrioti di Rivoluzione Italiana, prima di tutto quelli che si sono scorati, che non vedono più il progetto, che non sentono più le urla sul cassero e i tappi di champagne saltare nella cambusa. La pirateria continua, abbiamo affondato tanto di quel naviglio, cammin facendo, che nemmeno ce ne siamo accorti. Adesso alla Rai si accorgono che sulla Strage di Bologna la Mitrokhin ha detto qualcosa di nuovo. Bene, meglio tardi che mai. Ma noi non vogliamo verità a senso unico, non non vogliamo altro che la verità vera, tutta, a chi tocca tocca. Vaste programme, avrebbe detto de Gaulle, mais on s’engage et après on voit, avrebbe aggiunto Napoleone. E noi dunque sempre di più ne vedremo delle belle. Silureremo la mignottocrazia, una chiatta che inquina la nazione.

PS-  A tutti coloro che mi chiedono perché non mi sono dimesso dal Parlamento, rispondo che, primo, non ci penso per niente perché certamente rappresento più italiani io del 90 per cento dei deputati del Pdl. Secondo, forse non lo sapete, ma non ci si “dimette” dal Parlamento.

No, la cosa non funziona così perché l’elezione determina la sacralità costituzionale del rappresentante del popolo il quale non ha la titolarietà e la disponibilità della volontà del popolo che lo ha eletto.

Dunque quello che si può fare è chiedere all’assemblea di appartenenza, con apposito documento, di votare le dimissioni ed accoglierle. Ma per prassi consolidata, che fa legge, le Camere NEGANO in linea di principio il voto favorevole alle dimissioni, tranne i casi di gravissimi motivi di salute, di coinvolgimenti giudiziari importanti o per assoluta incompatibilità con nuove cariche successivamente assunte.

In Sanato approvammo le dimissioni di Bettini che aveva accettato di essere il capo della campagna di Veltroni come segretario PD, ma la cosa provocò scandalo perché violò la regola aurea: essere capo dell’ufficio politico di un partito, si disse, non costituisce incompatibilità con la carica parlamentare. Dunque io avrei potuto fare il beau geste che sarebbe tanto piaciuto ai miei nemici, di proporre le mie dimissioni, per vedermele regolarmente respinte come da manuale.

E, a prescindere dal fatto che mi considero a pieno titolo non solo costituzionale, rappresentante del popolo, non mi sento in diritto di far perdere tempo alle Camere, nelle quali rappresento la voce minoritaria dei liberali italiani delusi da Berlusconi.

Non chiedo approvazioni o contestazioni: è così che ho deciso di regolarmi, punto e fine della storia.

30/07/2009

I love Silvio: Patrizia show a Parigi

invit-12

Siete in vacanza a Parigi questo fine luglio e nn sapete in che locale andare questo venerdi ?

Ecco uno show imperdibile questo venerdi 31 luglio in una discoteca famosa di parigi Le Globo dove sarà invitata Patrizia D’addario “la tombeuse de Berlusconi” con il show I LOVE SILVIO

22/07/2009

TivùSat: la grande ammucchiata

La Rai, azienda televisiva di Stato, ha rifiutato 125 milioni di euro da Sky per la messa in onda del pacchetto RaiSat.

Rai, Mediaset e La7, attraverso i nuovi decoder, dal 31 luglio inaugureranno l’era “TivùSat“.
Non basta. Gli abbonati Sky che posseggono un decoder, e non ne vogliono altri, oppure se ne fregano di Fede, dovranno comunque metterselo in casa (Fede ed il decoder TivùSat) perché i canali Rai1, 2 e 3 non saranno più visibili dal decoder Sky.
Mi pongo alcune domande, visto che la Rai la pagano i cittadini ma la gestisce Confalonieri ad interim per conto del Presidente del Consiglio Berlusconi:

  • quanto ha offerto Mediaset per mettere fuori gioco i 125 milioni di euro offerti da Murdoch?
  • sulla base di quali criteri è maturata la scelta del direttivo Rai di investire su un cavallo perdente come Mediaset invece che su Sky, società i cui risultati economici e prospettive non lasciano dubbi rispetto all’agonizzante concorrente?
  • con che business plan e con quali ritorni economici la Rai si è buttata su TivùSat, d’amore e d’accordo con Mediaset e La7, che sono anche sue concorrenti?

Mi chiedo anche se nel valutare i compagni di viaggio il direttore generale della Rai Mauro Masi, e la commissione di Vigilanza nella persona di Sergio Zavoli, abbiano tenuto in considerazione che:

  • Mediaset detiene le concessioni delle frequenze radiotelevisive pubbliche al modico prezzo dell’1% del fatturato di RTI (nemmeno di Publitalia!), un comodato d’uso praticamente gratuito che ha negato immensi capitali alle casse dello Stato.
  • da quando questo Governo è al potere gli investimenti pubblicitari di aziende statali e parastatali (come accade anche per Eni e Poste Italiane) sono stati in buona parte dirottati dalle casse Rai a quelle Mediaset della famiglia Berlusconi.
  • Dato che Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, è lo stesso Silvio Berlusconi che ricopre la carica di Presidente del Consiglio forse l’avventura imprenditoriale TivùSat, è pensata proprio per portare soldi alle sue aziende e non a quelle che tra 3 anni potrebbe non controllare più.

Se Mauro Masi sa tutte queste cose, allora lo invito a guardare un piccolo stralcio del TG4 per rendersi conto di quali compagni di viaggio ha scelto per i cittadini italiani e l’informazione di Stato.

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